La lumachella della vanagloria

È stata a Salamanca in Spagna che ho imparato i primi versi di Trilussa. Era bello sentire l’accento romano mentre si guardava la pianura castigliana! Quella pianura piatta che non finisce mai!

Io le inflessioni romanesche le ho imparate dai bambini della prima comunione. Andavo ogni martedì pomeriggio da novello seminarista alla parrocchia di San Lino, sulla Pineta Sacchetti, con il manuale della Elle di ci, sotto il braccio, tutto pimpante… A malapena parlavo la lingua di Dante e ‘sti bambini mi parlavano in dialetto romano… – “Ahò, parla pianoooo! Che nun te capisco un accidente!” – Mi veniva da dire, ma non sapendo l’italiano mi dovevo contenere.

Ebbene, i versi di Trilussa parlano della vanagloria che ritiene di aver lasciato un segno nella storia solo perché ha sporcato l’obelisco con la sua bava. E quante persone si ritengono importanti – o sono ritenute tali – solo perché sono abili a calciare un pallone o a sputare parole tramite un microfono…

E veniamo ai versi:

La Lumachella della Vanagloria,

ch’era strisciata sopra un obbelisco,

guardò la bava e disse: – Già capisco

che lascerò un’impronta nella Storia.

 

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